Dove posso trovare altre informazioni sullo studio in Danimarca?
Esistono varie guide online. Per informazioni generali, e per un aiuto specifico su come richiedere la conversione dei diplomi e su quali sono gli esami di lingua richiesti, vedere:
https://studyindenmark.dk/start-page
La Danimarca spende poco meno del 7% del proprio PIL per l’istruzione (tra le % più alte in Europa), e vanta un efficiente e capillare sistema scolastico, forte di numerosi contatti internazionali a livello universitario.
Prima dell’inizio del perio di obbligo all’istruzione, i bambini danesi frequentano per la grande maggioranza l’asilo nido (vuggestue), quindi la scuola materna (ne esistono due tipi: børnehave e dagpleje) e la scuola pre-scolastica (børnehaveklasser).
La scuola dell’obbligo va dai 7 ai 16 anni – in Italia dai 6 ai 15 – e si basa sull’obbligatorietà dell’istruzione, non della scolarizzazione. Significa che i genitori sono responsabili dell’educazione dei figli e sono liberi di scegliere come impartirla: se in una scuola pubblica (folkeskole – la durata del corso completo è di 9 anni), in una privata, o a casa (friskole).
Anche i bambini stranieri residenti in Danimarca (oltre un minimo di 6 mesi) sono soggetti all’obbligatorierà di istruzione.
Ne esistono di vario tipo; a fianco di quelle indipendenti (grundtvigian) esistono scuole religiose, scuole che hanno programmi ppedagogici particolari (per esempio la scuola steineriana), scuole tedesche, inglesi, francesi, internazionali. Tutte sono assistite dal governo allo stesso modo.
Accanto alle materie tradizionali, le scuole private sono obbligate ad impartire l’insegnamento di materie ‘laterali’ come educazione civica, sicurezza stradale, educazione sessuale, pianificazione famigliare.
I genitori hanno il diritto di fondare una scuola libera basata sui principi che credono più giusti. Le friskoler raggruppano senza soluzione di continuità i bambini per 10 anni (quindi dai 6 anni ai 15/16). Ad oggi circa il 18% del totale dei bambini frequenta le friskoler, percentuale in crescita perché la tendenza delle scuole statali a chiudere le scuole più piccole (con meno di 200 allievi) fa sì che i genitori si organizzino per mantenere le piccole scuole, apprezzate proprio per le loro dimensioni più ‘umane’ e per la prossimità alle abitazioni, facendole diventare scuole libere (spesso utilizzando lo stesso edificio chiuso dalla scuola di Stato).
Per ricevere i sussidi dallo Stato, le scuole libere devono garantire che l’educazione impartita sia buona almeno quanto quella delle scuole pubbliche. Per questo esistono le supervisioni e le valutazioni del loro operato. Le friskoler ricevono un contributo statale pari al 75% del costo medio di uno studente per lo stato danese (il costo procapite ammonta a circa 8000 euro l’anno, simile a quello italiano). Il resto lo paga la famiglia (circa 1800 euro l’anno quindi), ma esistono facilitazioni aggiuntive basate sul reddito, e sulla presenza di disabili. Il resto delle entrate scolastiche deve essere utilizzato per attività scolastiche, le friskoler sono infatti organizzazioni obbligatoriamente no-profit e non possono generare profitti, né possono essere acquistate da privati.
Le friskoler sono libere di assumere qualsiasi insegnante ritenuto valido, indipendentemente dal titolo di studio; il salario di questi insegnanti è parificato a quello degli insegnanti statali. Le friskoler non sono tenute a seguire un programma scolastico che segue quello pubblico: hanno autonomia su contenuti e modalità dell’insegnamento e possono organizzare differentemente il percorso formativo e gli esami alla fine dell’anno e dell’intero ciclo, fino al punto di eliminarli del tutto.
Il controllo sulla qualità dell’insegnamento è esercitato dallo stato tramite ispezioni, e a carico delle famiglie degli alunni, le quali costituiscono un consiglio scolastico e un gruppo esecutivo responsabile. Gli standard qualitativi valutati dallo stato si riferiscono alle materie di base: lingua danese, matematica e lingua inglese. Lo stato danese controlla eventuali elementi di rischio nella struttura e l’idoneità dei supervisori (che sono scelti dalla scuola stessa).
Il principio fondante dell’intero sistema scolastico è che sia interesse delle famiglie fornire una buona educazione ai figli, e che questo sforzo vada agevolato e non ostacolato.
Le efterskoler esistono in Danimarca da circa 130 anni. Sono frequentate su base volontaria dai ragazzi al termine del nono anno di scuola o durante la frequenza della scuola superiore. I ragazzi vivono per un anno al loro interno, riprendono i programmi delle scuole statali e vi aggiungono un curriculum specializzato secondo campi di interesse (musicale, teatrale, artistico, sportivo… etc.). Ne esiste anche una aperta a studenti internazionali.
Le efterskoler sono molto costose, finanziate solo parzialmente dallo stato, ma ciò nonostante circa un terzo della popolazione in uscita dalla scuola le frequenta (anche a costo di sacrifici da parte della famiglia di provenienza) perché sono ritenute molto formative.
Esistono poi scuole popolari per adulti (folkehøjskoler) che praticano educazione non formale riguardo ai temi più vari, con un intento di base di promozione della qualità della vita e della educazione alla cittadinanza e al bene comune. Non sono richiesti titoli di studio per accedervi.
Non per quanto riguarda l’organizzazione generale. I corsi di studio sono divisi in anni, e ciascun anno in semestri; alla fine di ogni semestre si svolgono gli esami.
Le università danesi adottano un robusto ‘mentor-system’ che prevede uno studente tutore, cioè un assistente per gli studenti che rientrano nei piani di scambio universitario o che sono distaccati durante un periodo di Erasmus.
Ma è soprattutto l’ufficio di assistenza agli studenti stranieri ad offrire assistenza e orientamento; tutte le università danesi ne hanno uno.